30 Novembre 2006

.:Prima disegnavo solo case:.

È la storia strana che comincia così:
uno s’alza la mattina e pensa di essere solo
si ripete che è solo per tutto il giorno
arriva la sera e si sente solo
solo che si trova a camminare in mutande su cocci rotti e si prepara un panino come li preparava
solo a lei.
Poi mangia piscia e col fuoco scalda dell’hashish afghano e lo mischia col tabacco
E lo fuma
Va a dormire che il sole sale in cielo
Si sveglia fuori buio
L’acqua calda sul corpo perché domani sarà ancora più difficile
Piange ma sorride come quando abbracciava da piccolo le bambine belle
Spegne la tv e si sdraia sul letto
La testa leggera come la testa più leggera del mondo
Ama chi sa luie un giorno si tatuerà una lucertola etrusca con due code che abbraccia e protegge
Una ghianda. Una ghianda raccolta un giorno e che l’ha fatto piangere.
Prima disegnavo solo case. Ora disegno anche me.

thanks to :
http://www.youtube.com/watch?v=kB4LhXDDbSo
http://www.youtube.com/watch?v=FLn45-7Pn2Y&NR
http://julesbonnot.giovani.it
 
22 Ottobre 2006

.:La vita io a volte me la scordo:.

C’è un ragazzo che non può muoversi, ha solo 17 anni e due suoi coetanei lo bloccano, l’odore di asfalto umido, un terzo ha un coltello, la lama scivola come freddo sulla pelle dura di paura, imitando un qualche film di serie b mafioso, il terzo sfregia il ragazzo diciassettenne, sangue si scontra con odore di marciapiede bagnato. Lontano ,molto lontano, bassi sfondano e si ripetono incessanti per Renato che non c’è più, Renato che quegli occhi e quel sorriso non puoi cancellare neanche se volessi. Fa paura come non rivedrò più Renato, con la voglia di sorridere e di fare musica. Una lama e un ragazzo annoiato dalla vita lo hanno portato via. Saluta mio padre, Renà. E continua a sorride che me fai sta bene.
Il ragazzo rimane sul marciapiede, tre tagli in più sul corpo. Non morirà. Qualcuno che ha una casa, una famiglia, un tetto con cui ripararsi e un letto in cui dormire, ha giocato alla vita di strada, al giustiziere metropolitano. Il diciassettenne aveva 14 anni quando mandò in carcere per 4 giorni il terzo col coltello. E ora paga. Troppo.
Ama l’ovale, odia il fascismo, inciampa e cade sul prato verde e fango di un cinodromo. Male al petto, al braccio, alla vita, all’anima. Un infarto a 28 anni. In un pronto soccorso. A zio Nich, l’uomo che visse due volte. Sorride vestito come Sandokan, ora che il suo cuore batte , dopo non aver battuto, dopo aver battuto troppo forte. Parla di carbonara con poche uova, Nicolò, e con gli occhi ti supplica di non farlo intristire, ti scongiura di farlo ridere, tanto da scordare.
E ci sei tu che non ci sei più. Tradisci e ti arrabbi. Piena di rancore come vipera di veleno. Bambina che batte a terra i piedi e vuole farti ingelosire. Roma non è più nostra. Addio

E cucinare per la mia sorellina con la febbre mi fa sentire uomo, e coprire mia madre e i suoi piccoli segreti mi fa sentire uomo, e sudare, lavorare, fumare, ridere, mi fa sentire uomo.

Un fratello inghiottito dal divano e dalla paura di fare, una volta mi disse che il segreto della vita sta nel censurarsi, nel non esporsi. In realtà mi disse solo di censurarmi, di censurarsi, di censurarci.

C’è una ragazza vedova a venticinque anni, un bambino furbo che ha paura del buio, e poi una nanetta bionda che non vuole mangiare la verdura e che si fida di suo fratello, una signora anziana con le caviglie e i polsi che fanno male, un marito che crede nei complotti e che tifa Lazio, un giovane vecchio che piange e strilla e ride, una bambina che scoppia di gioia e rabbia,e una comparsa che non dice “frocio” perché pensa “frocio”.

La vita accade mentre pensi a qualcos’altro.
 
04 Aprile 2006

.:REQUIEM FOR A DREAM:.

Ci sono volte in cui credi di aver afferrato qualcosa, di aver capito. Ti basta il freddo delle 4 di notte che entra dalla finestra, finestra aperta su Roma che sembra dormire carica di rabbia. Tocco la mascella e sento che a destra fa male, non molto, è solo indolenzita e mi fa sorridere sapere che ora mi avrebbe potuto far molto più male se solo non avessi pensato, se solo non avessi evitato lo scontro. Ma l’ho fatto; non ho avuto paura, o almeno non ne ho avuta troppa. Ero vigile anche se intorno non vedevo nulla, concentrato solo sui suoi occhi, per capire quanto volesse andare infondo quello che fino a pochi giorni sembrava un ragazzo con la testa sulle spalle, mani forti per lavorare, schiena di granito per attutire una vita zingara. Una testata andata a vuoto mi ha aiutato a capire quanto rischiavo, una manata sul volto non ha fatto altro che rafforzare le mie preoccupazioni, ma avrei preferito farmi male che indietreggiare di un solo millimetro. Non avevo fatto nulla di male non mi sarei arreso.Venti minuti dopo mani si stringono forte fra loro, mi chiede scusa, sua moglie ha avuto minacce di aborto, lui è stressato, lui non voleva andare oltre, lui vuole bere qualcosa con me per scusarsi, lui cercava qualcuno da punire perché non è mai facile trovare da mangiare quando a 21 anni hai due figli, uno dei quali non sai se verrà al mondo, ma già ti preoccupa. Trattengo le lacrime, perché c’è da lavorare, sorrido come meglio posso, da lui non me lo sarei mai aspettato; taglio un bel po’ di rami, poi passo alla potatura dei cespugli vicino al cancello dell’entrata il sole batte sulla schiena e lavorare ,per una volta tanto, mi rende felice. Penso a quando tornerò a casa, a mamma col mal di schiena che stoica avrà già apparecchiato la tavola, Ilaria quanto è bella , quanto è tenera, quanto è mia sorella bella che balla. Mangio e penso che non c’è posto come casa, come diceva una bambina in qualche mieloso film, penso a che culo ho nell’avere un tetto sulla testa dle cazzo che mi ritrovo, poi sento lei, le nostre voci rese intirizzite da 637 maledetti chilometri di distanza. Non ci mettiamo poi molto a discutere, la amo come solo si può amare la rilassatezza d’animo che prende il corpo tutto dopo tanto sesso forte e dolce , ma non serve a nulla, non serve a evitare di farmi staccare il filo del telefono con un morso, gettare la cornetta al muro e sentire il cric crac della plastica da due soldi. Ho perso. Per l’ennesima volta. Sono un uomo di merda. Loro non meritano un coglione che spacca le cose. Loro meritano un coglione che le fa ridere, un coglione che imita voci e che le riempie di attenzioni. Finalmente piango. Stanchissimo voglio stare solo. Non voglio più nessuno a 637 chilometri di distanza.ti amo. E dopo non riesco a dormire ed esco all’una di notte e facico una di quelle cose che non vanno fatte altrimenti gesù piange. Mentre torno a casa l’umidità e il freddo spaccano le mani, sembra inverno e solo una canzone triste mi fa compagnia.

“amore fra cinque anni dove andrò? e tu chi sarai e chi saremo?...cos’è che ci rende prigionieri?”
 
08 Gennaio 2006

io vorrei, non vorrei, ma se vuoi ME LEVO DAR CAZZO


"l'ego esiste solo in senso astratto, essendo
un'astrazione della memoria, qualcosa come l'illusorio
cerchio di fuoco che si ottiene roteando una
torcia.possiamo, ad esempio, immaginare la rotta di un
uccello attrtaverso il cielo come una linea distinta da
questi tracciata. ma questa linea è astratta come una
linea di latitudine. nella concreta realtà, l'uccello non
ha lasciato nessuna traccia, come il passato da cui viene
astratto il nostro ego è interamente scomparso. in tal modo
, ogni tentativo di aggrapparsi all'ego o di farne
un'effettiova sorgente di azione è condannato al
fallimento."

Alan Watts
(prozio di quindicesimo grado de quella gran fregna de Naomi Watts, forse)

il fatto è che non riesco a dirvi addio, figliuoli.it
Oh cazzo, l’ho detto.

THE END
E ora cantiamo tutti insieme un gospel di un certo livello
 
11 Ottobre 2005

.:IL MEGLIO DELLA BISSA:.

Ora come ora vorrei scrivere. Ma vorrei anche dormire. Ma voglio anche essere uno che cammina incontro a un tramonto come Ryu nel famoso finale di street fighter ( lo odiavo perché incapace di sentimenti umani). Ma parlo ancora di me, mentre vorrei parlare di Jesus. Jesus consegna pizze col motorino ,ha 36 anni e vuole costruire la sua casa con quelle enormi pale che lui si ostina a chiamare “mani”; Jesus oltre ad avere un viso in tutto simile ad una maschera atzeca, conta le pizze dicendo “ un dos tres” anche se le pizze sono due o quindici e quando ti guarda negli occhi hai paura: è come se volesse interrogarti e tu non hai studiato un cazzo. Però Jesus sorride, tranne quando parla del lavoro che gli sta succhiando la vita dalle ginocchia, di quando deve alzarsi alle 4 del mattino per andare a pulire automobili tristi e poi giù dai ricconi sulla Cristoforo colombo che lo chiamano da mesi Juan. Lui non replica, perché è equadoreno, e se tu affermi di non trovarci nesso, lui ride. Quando gli ho detto che aveva lo stesso nome di un personaggio de “Il grande Lebowsky”, si è limitato ad affermare di essere omonimo di un tizio morto in croce. Milena invece ha gli occhi grandi come arancini, ma belli che dentro puoi vederci la voglia di cantare musica lirica vestita da valchiria. Milena diventa rossa se la abbracci troppo forte e sembra sempre che stia per scoppiare in un’apocalittica risata. Milena è tonda tonda più di me, però quando cade la farina nel retrobottega lei pattina come se nulla fosse, con la leggiadria di un fenicottero in tutù rosa. Milena si incazza a morte se non la saluto appena la scorgo dietro una montagna di fiori di zucchina, tanto da non parlarmi per due ore buone, la stronza. Mimmo è egiziano e perciò invece di dire “pizza” dice “bissa”; un pomeriggio ha provato a pronunciare correttemente la lettera “z”, si è seduto davanti ad Alfredo ed insieme hanno ripetuto la parola “pizza” per almeno un migliaio di volte; inutile dire che alla fine Alfredo sapeva dire “bissa” in un modo a dir poco soave. Alfredo è nell’ordine calabrese, malandrino, proprietario della pizzeria,malandrino e calabrese: spero di non aver tralasciato il fatto che Alfredo sia calabrese e malandrino; inoltre ride di gusto quando imito la sua calata ed ha un bmw che lucida tutti i giorni, tranne di plutonedì. Poi c’è Vanessa, madre e moglie di Alfredo, costretta a dover badare al marito quanto ai figli, detentrice di un sorriso che definire disarmante sarebbe non poco riduttivo, capace di servire un cliente, rispondere al telefono, cuocere una braciola, pulire un vetro, tradurre un testo dall’aramaico al greco, combattere contro una banda di rumeni armata solo di una bottiglia spaccata, il tutto in 4 secondi netti. E a completare il tutto, troviamo Christian che ascolta “Emilia Paranoica” dei CCCP mentre lava pile di piatti all’una di notte; lo stesso Christian che, dopo aver preso una consegna al telefono dai Carabinieri, li saluta con un “buon lavoro” e si morde le mani per tre ore. Fortissimo. E io? Beh… io quando stacco, a volte ballo come Tony Manero.
 
02 Settembre 2005

.:LA VITA E' COME UN ROTOLO DI CARTA IGIENICA:.

Roma, quartiere San Lorenzo,
Ore 02.00 circa


Un ragazzo munito di strane basette e una ragazza dai capelli rosso fuoco, poggiati scompostamente sul cofano di una macchina abbandonata e graffiata da ubriachi, guardano un pub ormai chiuso.Un vecchio padrino dello ska ,verniciato sulle serrande, li indica sorridendo o forse sghignazzando.
Dovrebbero essere stanchi, ma l’elettricità si sente nell’aria come sciame di colibrì folle. Consigliati dall’alcool hanno voglia di dire stronzate, ma anche di trattare i massimi sistemi, di spiegare come va il mondo; in questo il ragazzo sembra un logorato esperto ( e per questo intendo “cazzate”): si stacca dalla macchina, tossice per schiarire la gola martoriata, picchietta con una forchetta immaginaria un bicchiere di cristallo che non c’è, la ragazza nel mentre cerca di controllare una grassa risata…

La vita è come un fottuto rotolo di carta igienica!

Ahahahahah…spiegati meglio. Sembra essere interessante

La vita è un fottuto rotolo di carta igienica! Ma non di quelli composti da quattro o più morbidi veli, né di quelli profumati alla papaya neozelandese… la vita è uno di quei rotoli da due soldi, da discount, ruvido come carta da pacchi, formato da due veli. Solo da due veli.

E che sarebbero ‘sti veli?

Un velo rappresenta quello che accade nella nostra vita e l’altro quello che noi vorremmo che accadesse; ora, come ben saprai, la maggioranza dei rotoli di carta igienica scadenti , appena nuovi, hanno entrambi i veli completamente aderenti l’uno all’altro, giusto? Ma cosa accade, nel novanta percento dei casi, quando si strappa il primo pezzo di carta?

Coooosa?

Che i dannati veli si dividono !

E’ vero!

I veli si dividono e difficilmente tornano alla completa aderenza, ma tu non puoi evitare di pulirti il culo (vd “di vivere”) quindi procedi alla pulizia, ma con un certo fastidio, con una notevole frustrazione, identica a quella, per esempio, che prova un 20enne bocciato agli esami di maturità, quando decide di ripeterli da privatista l’anno successivo.

Ogni riferimento a fatti cose o persone realmente esistenti è da considerarsi puramente casuale?

Più o meno. Concludendo, signor giudice, la vita è la continua lotta fra ciò che abbiamo e ciò che desideriamo…

E quando finisce la carta igienica?

Sei fottuto… per essere più precisi: deceduto. Game over bay. Oh yeah

Che pena. Voglio un finale più allegro!

Va bene: se finisce la carta igienica, chiami tu madre e je chiedi un altro rotolo e te reincarni nel batterista dei Deep Purple o in un acaro.

Così va meglio.
 
07 Luglio 2005

born to lose-destined to fail

Incredibile. Come un salto nel vuoto: hai l’impressione che le tempie si comprimano come non mai. La tua forza è il tuo dolore. Questo come altri mali che dovrai affrontare. Vedi tua madre e piange, un mutuo ancora d apagare, un marito che non c’è più. Sai di essere patetico,ma sembri non avere altra alternativa. Devi mettere punti dopo ogni periodo, non perché vuoi imitare qualche famoso scrittore, ma perchè non hai alternativa. Scrivi e piangi e non capisci se quello che hai intorno è vero. Gli sguardi gli abbracci, ogni bacio è un pugno allo stomaco. Nemici e amici ti fanno solo male. Avverti il dolore di vivere , di respirare, eppure speri. Ricevi chiamate , ogni risposta al telefono è uno spasmo dello stomaco….della bocca…tutto fa male. Vorresti ridimensionare il tutto, vorresti capire che nulla è perso . che nulla è finito. Ma non ci riesci. Fa male cristo fa male. Non ho rancore verso chi pensa di poter insegnare. Non li capisco. Non puoi insegnare. Non puoi insegnarmi a far male a mia madre. Non puoi insegnarmi a deludere mia sorella. Non puoi insegnarmi a far soffrire chi amo. Come tutto, passerà e mi renderà più forte. Ancoiraq spasmi. La gente ha paura che rimanga da solo ma non capisce che non posso
Lacrime che divengono patina sul viso. In comunicabilità fra me. Non comprendi
 
17 Giugno 2005

.:DANTE HA FREDDO:.

Dante ha freddo.
Ha freddo perché le quattro del mattino non sono esattamente l’orario consigliato per decidere di porre fine alla propria vita; pur ammesso che esista un orario consono al suicidio, lui non lo conoscerebbe, ma saprebbe senza alcun ombra di dubbio quale dovrebbe essere il momento sbagliato, l’istante in cui dovrebbe fare tutto tranne che togliersi la vita. E lo sa. Capisce benissimo,che se decidesse di planare in caduta libera per dieci metri, per poi finire faccia contro il terreno, allora la gente si chiederebbe “perché lo ha fatto? Un così bravo ragazzo.” Quando un qualunque cristiano tira le cuoia, si hanno solo parole buone per lui : un ottimo padre di famiglia, un figlio integerrimo, una madre instancabile, un capoufficio inenarrabile, un lattaio celeberrimo; ipocrisia è la prima parola che viene in mente, poi Dante si accorge della banalità e pensa :”albero motore”… non c’entra un cazzo, ma almeno è originale. Dante ha rubato, ha tradito, ha infranto la legge, nessuno lo sa, ma Dante una volta ha partecipato ad una di quelle rapine che si vedono nei film americani, ha detto frasi da tosto come “calma e sangue freddo…entriamo…puntiamo i pezzi…arraffiamo un po’ tutto e andiamo…abbiamo neanche 10 minuti…su!su!”, eppure è convinto di non aver mai peccato di ipocrisia. Convinzioni dei morituri. Quando un Mr Qualcuno chiede a un Signor Chicchessia “qual è il tuo peggior difetto?”, quest’ultimo , lisciandosi il mento e assumendo posture facciali degne dei più grandi pensatori del 900, asserisce non senza malcelata superbia “sono troppo buono”. Ma Cristo di un Dio! Non è un difetto essere troppo buoni! NO NO NO! Non ci siamo. “Sono troppo sincero…mi fido eccessivamente delle persone…sono troppo generoso”. Mai uno che dicesse: “Il mio peggior difetto? Bè…vediamo…io mento. Nel senso che dico volontariamente bugie a persone che amo nel mio totale interesse. Bugie inutili. Bugie cattive; menzogne.Ah…dimenticavo….rubo; agli altri; per arricchirmi.” Persona detestabile, certo, ma sincera. Dante ride, non tanto per i futili pensieri che riesce a produrre anche nel momento dell’imminente autoesecuzione, ma perché ha coniato un nuovo termine…autoesecuzione; gli piace e non poco. Comincia a non sopportare più il freddo che lo avvolge ; fa per saltare. Si ferma. Il marmo sotto i piedi, l’ultima Camel ( che nome der cazzo…cioè…chiamà Cammello delle sigarette…che cagata) fra le labbra, l’odio nascosto da qualche parte,flusso di coscienza…pensa a sua madre, alla sua capacità di generare emozioni, alle carezze di quella sorella cresciuta d’un lampo, ai morbidi “ti amo”di una saporita e giovane consorte, a quello che voleva, a ciò che ha ottenuto, a ciò che gli è stato sempre negato; lo stomaco brucia come non mai. Sa che c’è qualcosa che non va in questo mondo…e gettandosi forse scoprirà cos’è; pensa a quando in piscina, a 12 anni, riusciva a fare tuffi spettacolari; si concentra…l’intervallo fra pensiero e azione svanisce…e già nell’aria, ma il viaggio dura poco. Sperava di vedere tutta la sua vita scorrergli davanti…macchè…manco per il cazzo. Quasi non avverte l’impatto col suolo e tutto si fa nero, di un nero che sfronda persino il buio…sì sfronda…aveva intravisto chissà dove questo inusuale verboe da allora lo aveva adorato come si adorano le torte della nonna. Con delicata e timorosa ammirazione. Cazzo…ha ancora freddo…Dante ha freddo e in un attimo capisce perché lui, come la civiltà che lo ha allevato, opta per l’autodistruzione; pensa agli eschimesi : Dante era cresciuto avendo una sola parola per dire AMORE, gli eschimesi ne avevano centinaia per dire NEVE.
Dante non ha più freddo ora, come gli eschimesi.

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